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News GEVAM n. 59 del 11 settembre 2003 - Area Tematica: Ambiente
(11-09-2003)

News GEVAM n. 59 del 11 settembre 2003 - Area Tematica: Ambiente
La prima e la più diffusa newsletter telematica di informazioni ambientali e del volontariato
ORGANO DI STAMPA INTERASSOCIATIVO del Gruppo GEVAM - Onlus
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Indice:
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1 Editoriale. Strani silenzi mediatici sulla chimica

2 AGITAZIONE, FRETTA, VELOCITA' - MA E' PROPRIO COLPA DELLA SOCIETA'? Un breve saggio di Annapaola Laldi ci invita a riflettere su una delle più diffuse aberrazioni umane, una premura immotivata che è divenuto forse un meccanismo di difesa psicologico per distoglierci dalle nostre ataviche e modernizzate paure.

3 Dove sono andati i delfini comuni del Mediterraneo? Fino a qualche tempo fa erano abbondanti ora stanno scomparendo. Avviato un progetto per la tutela dei delfini comuni del Mediterraneo che è coordinato dall'Istituto Tethys

4 Per poter approfondire le tematiche, già più volte affrontate nelle nostre newsletter, dell'ipersensibilità agli inquinanti e delle gravi ripercussioni sulla salute e la qualità della vita, segnaliamo un testo che potrà essere utile da consultare. Considerando che in Italia sono assai rari testi che affrontano questi delicati e complessi argomenti ...

5 Un portale per affrontare i problemi causati dall'incidente di Chernobyl e dall'abuso dell'energia nucleare

6 Legambiente: la buona caccia non nuoce alla fauna, ma si deve fondare sulla conoscenza dei dati, costanti monitoraggi, controlli accurati, ecc..

7 Italia prima nel recupero delle batterie. Nel 2002 salvato oltre il 96% delle pile d'avviamento esauste e risparmiati 50 milioni di euro sull'importazione di piombo ...

8 L'uomo che ha piantato 200.000 alberi: siamo uno sputo nell'Amazzonia, ma abbiamo vinto la nostra battaglia: non siamo più considerati dei pazzi. Fatti e non demagogia.

9 Campagne di boicottaggio contro la Esso, l'AGIP, Shell, invettive contro le "guerre del petrolio" e contro le multinazionali relative, contro il mancato utilizzo delle energie alternative, i brevetti e molto altro ancora, eppure manca ancora qualcosa ...

10 A Genova a fine ottobre ci sarà un corso di Comunicazione Ambientale.

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Inizio news:
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1 Editoriale. Strani silenzi mediatici sulla chimica
All'inizio dell'estate in seguito al recepimento di una direttiva europea del 92, sono stati revocati circa 320 principi attivi chimici, impiegati prevalentemente nei fitofarmaci in agricoltura.
E' l'ennesima occasione per essere grati all'UE, istituzione che ha consentito al nostro Paese di fare qualche progresso socio culturale e civile, senza la quale, considerando la qualità dei nostri amministratori, saremmo ancora una specie di repubblica sudamericana (anni 70) nel Mediterraneo ...
Il nostro Paese ha sofferto e soffre tuttora di una grave insensibilità verso la cultura della prevenzione, in particolare sanitaria, e verso la tutela dell'ambiente. In buona sostanza ha sempre dato biecamente la priorità agli interessi economici rispetto a quelli sanitari ed ambientali. Motivo per cui si è andati avanti per decenni ricorrendo all'istituto della deroga, per consentire l'impiego di prodotti tossici, nocivi e pericolosi in tutti i campi, compresa l'alimentazione. Principi chimici che si sapeva da decenni essere cancerogeni, sono stati utilizzati alla grande nell'agricoltura del nostro Paese, uno dei maggiori consumatori di pesticidi al mondo.
Bastava che una lobby qualsiasi, anche minuscola, esercitasse una qualsiasi pressione a livello politico, magari in prossimità di qualche elezione (cioè praticamente sempre nel nostro Paese), che veniva subito accolta la loro richiesta di poter continuare ad usare, anche nell'alimentazione umana, prodotti pericolosi o quantomeno sospetti, già revocati in altri Paesi. Il consumatore nel nostro Paese era proprio considerato una cavia, l'ultima ruota del carro, l'ultimo anello della catena in una specie di Medioevo feudale culturale e civile.
Grazie all'UE le cose sono leggermente migliorate, anche se l'Italia è sempre tra gli ultimi a recepire le direttive, con sommo ritardo e non sempre in maniera puntuale nei contenuti.
Tra i 320 principi chimici recentemente revocati c'è anche il famoso Temephos, che a detta di tutti i cosiddetti tecnici che lo usavano a piene mani per il trattamento contro le zanzare, doveva essere praticamente innocuo, gli eufemismi ipocriti cui ricorrevano erano: a basso impatto ambientale, a bassa tossicità, quasi innocuo ...
Peccato che dopo averlo sparso, ad esempio nei tombini di città, le persone in transito si sentissero male per le esalazioni, con attacchi di nausea, bruciore agli occhi, mal di testa e di gola, ecc.. tra i più sensibili ci sono stati anche casi di svenimento.
Ormai siamo saturi di prodotti chimici e nessuno è in grado di prevedere l'accumulo e le sinergie tra i vari principi chimici quali danni possano arrecare nel lungo periodo. Si calcola che come minimo entriamo in contatto con almeno 300 sostanze chimiche ogni giorno. Aumentano i casi di sensibilità personale, cioè le reazioni cosiddette allergiche, le intossicazioni acute e croniche, le intolleranze, ecc..
Sono molte anche nel nostro Paese le persone che soffrono della Sindrome da Sensibilità Chimica Multipla (riconosciuta come malattia invalidante in diversi Paesi Occidentali ma non nel nostro), persone che diventano progressivamente invalide e sempre più deboli, fino a non poter più uscire di casa.
Del resto, finché continueremo a tollerare dei "buzzurri con la licenza di uccidere", cioè degli pseudocontadini dotati di armi chimiche (che della cultura contadina non hanno più alcuna traccia), come quello che ho visto in azione qualche giorno fa, che irrorava di anticrittogamici il vigneto, senza alcuna protezione per sé ma soprattutto senza alcun riguardo per coloro che circolavano sulla strada adiacente, che per essere certo di non trascurare anche l'ultimo filare quasi a fianco della strada, ha pensato bene di fare uno specifico passaggio perimetrale, per cui da un fianco irrorava il filare e dall'altro la strada. Nel frattempo stavano arrivando dei ciclisti. Mi immagino in quali condizioni saranno tornati a casa dopo una "sana attività sportiva a contatto con la natura ...". Poi nel caso dovessero recarsi dal medico è quasi certa la diagnosi generalizzata, che attribuisce ai soliti "virus intestinali e/o di stagione" la causa dei vari malesseri ...
Su questi argomenti il silenzio mediatico è quasi di tomba. Noi del Gruppo GEVAM ONLUS siamo stati tra i pochi per non dire gli unici a distribuire on line la lista dei principi chimici revocati ... la stragrande maggioranza delle persone con cui interagiamo non sa assolutamente nulla su questo argomento. La tv tratta solo di programmi estivi di tipo demenziale per lobotomizzati virtuali ed i giornali sorvolano e sono perdipiù poco letti. Invece di cercare le armi chimiche in Mesopotamia farebbero meglio a limitare quelle di casa nostra, ricorrendo ad accurati controlli, perché nel lungo periodo fanno sicuramente più morti e peggiorano la qualità della vita.
Cordiali saluti
Claudio Martinotti
Presidente Gruppo Gevam Onlus

2 AGITAZIONE, FRETTA, VELOCITA' - MA E' PROPRIO COLPA DELLA SOCIETA'? Un breve saggio di Annapaola Laldi ci invita a riflettere su una delle più diffuse aberrazioni umane, una premura immotivata che è divenuto forse un meccanismo di difesa psicologico per distoglierci dalle nostre ataviche e modernizzate paure.
Fonte: Aduc - Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori http://www.aduc.it mailto:aduc.it@aduc.it
"Abbiamo un bisogno urgente di rallentare, riprendere fiato, di sbarazzarci dell'angoscia di non arrivare a fare tutto quello che si deve fare nell'arco delle ventiquattro ore che fanno la giornata. Nella ricerca della tranquillita', il primo passo e' il divorzio dal mito della velocita'. Quello va bene per i programmi software e i gran premi di Formula Uno. Noi piccoli uomini, lasciamoci attrarre dal richiamo della lentezza. Cominciamo a praticare la sosta, le pause lunghe, il passo pigro".
Trovo questa citazione in apertura della recensione a uno dei libri che il mensile "Altreconomia" (14/2003, p.16) consiglia di leggere nell'estate, all'insegna del motto: "La liberazione e' (anche) questione di lentezza", e la cosa mi incuriosisce perche' io ho quasi sempre ritmi accelerati e nervosi anche quando non c'e' niente di oggettivo che mi invita a correre. Talvolta, per strada, mi ritrovo a fermarmi per chiedermi: "Ma, Annapaola, lo sai che Roma l'hanno gia' presa?". E allora, per qualche brevissimo minuto, procedo a un passo piu' lento -ma la falcata resta discreta-, e mi dico: "Ma guardati intorno -quante cose belle! Perche' non te le godi, visto che puoi?" Ma, proprio mentre mi sto blandendo in questo modo... ho gia' ripreso il mio "passo infallibile", come lo chiama il mio giovane amico quattordicenne -motivo di una certa difficolta' a camminare con altre persone.
Poiche' le cose stanno cosi' da una vita, e questa rapidita' contrassegna tutto di me, non solo i gesti fisici, ma anche il pensiero, con esiti talvolta piuttosto problematici, da un certo punto in poi mi sono chiesta seriamente da dove scaturisca tutto cio'. E poiche' "l'indagine e' ancora aperta", ben vengano le idee di qualcun altro che ci ha riflettuto sopra.
Cosi', proseguo nella lettura che adesso e' una sorta di riassunto e dice: "Il lavoro, la cui etica ci vuole sempre indaffarati e mai soddisfatti, e' una condanna. Piu' lavoro per piu' guadagno per piu' consumi? Meglio lo scandaloso ozio. I soldi sono una droga, e in fin dei conti anche una grande scusa. Una distrazione che ci allontana dal senso delle cose....". Dunque, se capisco bene, la tesi del libro sarebbe che la velocita', che nella nostra societa' ha raggiunto livelli talora insostenibili a tutti i livelli, deriverebbe dal desiderio di denaro, a sua volta ingenerato dal consumismo.
Ma, mi chiedo, le cose stanno veramente cosi'? Davvero il ritmo ossessivo di questa nostra vita scaturisce dall'esterno, cioe' da una struttura sociale distorta che ci allontana dal "senso delle cose", e quindi, possiamo dire, anche dal senso della nostra umanita'? E' davvero il consumismo che ci spinge a voler avere piu' soldi e quindi ci costringe a lavorare di piu' -con tutto lo stress che ne deriva?
Ma, in tal caso, io cosi' poco incline ai consumi e che mi faccio bastare i soldi che ho, che cosa sono, chi sono, con questa fretta che non ha motivi oggettivi?
E chi ha soldi a bizzeffe e puo' comprarsi tutto il comprabile per i prossimi cent'anni, perche' continua a fare tutto e di tutto per averne ancora di piu'?
Infatti, se fosse vero che e' il consumismo a ingenerare la voglia di guadagnare di piu' e quindi il bisogno di lavorare di piu', chi e' arrivato al punto da avere il problema di trovare un desiderio da soddisfare, dovrebbe fermarsi e cessare l'accumulo e l'attivita'. E, invece, e' il contrario. Come dire, l'appetito vien mangiando, anche se il risultato e' l'indigestione cronica (o la bulimia?).
E da dove viene, poi, l'impulso a correre anche quando siamo in VACANZA, parola che significa proprio "essere liberi da" -dal lavoro, dalle preoccupazioni quotidiane...? E perche', anche nei rapporti personali, non abbiamo mai fermezza e non ci diamo il tempo di godere con riconoscenza la bellezza e il respiro di un'amicizia disinteressata senza precipitarci su di essa per trasformarla -forse soffocarla- in un abbraccio esclusivo? No, mi pare che la causa del "mito della velocita'", l'origine di questa febbrilita' che ci divora vada ricercato da qualche altra parte, e non nella nostra pur deprecata e deprecabile societa'.
Del resto, quando mai, in quale societa' testimoniata dalla storia umana, la calma, l'ozio -in questo senso positivo- hanno connotato seriamente la vita delle persone -di TUTTE le persone?
Lo sappiamo da dove viene OZIO? Viene dal latino OTIUM, che vuole dire appunto: "riposo", "quiete", "tempo libero", e questo OTIUM, nell'antica Roma, era considerato la condizione ideale per poter riflettere, comporre opere filosofiche o poetiche. L'opposto -e negativo, allora- era NEGOTIUM, cioe' il NON-OZIO, l'attivita' pratica, il commercio, gli affari che anche a quel tempo, evidentemente, erano vorticosi....
Ma a prezzo della NON-VITA di quanti schiavi, a prezzo dello sfruttamento di quanti plebei costretti al NON-OZIO per pura sopravvivenza, i nobili, i filosofi, i poeti potevano godere del loro OZIO? E inoltre: questo OZIO sara' stato connotato davvero dalla quiete dell'animo? Oppure, avra' fatto di nuovo la sua comparsa la febbrilita' -per preparare un'arringa convincente per il processo dell'indomani o finire il poema per il compleanno del mecenate di turno?
E perche' mai, gia' nel Seicento, il matematico e filosofo francese Blaise Pascal poteva scrivere: "Quando mi sono messo talvolta a considerare le diverse agitazioni degli esseri umani e i pericoli e le pene a cui si espongono, alla Corte, in guerra, da cui nascono tante liti, tante passioni, imprese ardite e spesso malvagie, ecc., ho scoperto che TUTTA L'INFELICITA' DEGLI ESSERI UMANI DERIVA DA UNA SOLA COSA E CIOE' NON SAPER RESTARSENE TRANQUILLI IN UNA STANZA...." .
Non sara' bene, dunque, andare a cercare l'origine dell'agitazione e della fretta nella nostra natura umana? Forse addirittura nella nostra sostanza biologica -un fattore evolutivo della specie in tempi remoti, che adesso, arrivato al parossismo a causa del progresso tecnologico, rischia di diventare un boomerang mortale?
Ma allora, che cosa possiamo fare se non guardare dentro di noi come funziona questo meccanismo, che cosa lo alimenta, come puo' eventualmente prendere fine?
Riconoscere apertamente le nostre paure -le paure dell'umanita'- della morte, della malattia, della vecchiaia, della solitudine, della poverta' .... puo' fornirci qualche aiuto? Non potrebbe essere, per esempio, che il mito della velocita' ha la funzione di distrarci da quello che ci fa paura? Ma cos'e' che ci fa paura: la cosa in se' o l'idea che ne abbiamo? Perche' non provare, quindi, a osservare noi stessi con tutta l'attenzione e l'amore di cui siamo capaci, non quando siamo in ozio (perche' allora non lo faremmo mai), ma, anzi, proprio mentre corriamo, senza fiato, da un appuntamento all'altro? Perche' non vedere se e' possibile riprenderci il tempo e noi stessi e la nostra vita proprio mentre tutto sembra che ci sfugga -essendo presenti, totalmente presenti al nostro affanno?

NOTA 1. Il libro, alla cui recensione mi riferisco, e' "Ozio lentezza e nostalgia" di Christoph Baker (Editrice missionaria italiana, 2001).
2. La citazione da Pascal, che ho tradotto dal testo francese dei "Pensieri" pubblicato a Parigi nel 1958 dall'editore Garnier, e' l'inizio del pensiero nr. 139 (secondo l'edizione di Brunschvicg), il quale e' una lunga e approfondita considerazione sull'agitazione umana. Essa serve, secondo Pascal, a distrarci dall'infelicita' "della nostra condizione debole e mortale, e cosi' miserabile che niente ci puo' consolare quando ci pensiamo sul serio". BLAISE PASCAL (Clermont Ferrand 19.6.1623 - Parigi 19.8.1662) e' famoso per le sue scoperte nel campo della matematica e della fisica. A lui, diciannovenne, si deve inoltre l'invenzione della "pascalina", la prima calcolatrice della storia, messa a punto per aiutare il padre che era addetto alla riscossione delle imposte in Normandia.
Spirito rigoroso e profondamente religioso, si distinse per una acuta polemica contro i Gesuiti e a favore dei Giansenisti di Port Royal condotta con "Le provinciali", lettere scritte fra il 1656 e il 1657. L'opera piu' famosa ai nostri giorni sono forse i "Pensieri", una nutrita serie di appunti che furono trovati alla morte di Pascal e messi in ordine per volonta' della famiglia, ma non pubblicati prima del 1670.
In italiano si possono leggere, fra l'altro, nell'edizione dei "Grandi libri" di Garzanti del 1994, dove il pensiero che ho citato si trova contrassegnato dal nr. 126.
(Annapaola Laldi)

3 Dove sono andati i delfini comuni del Mediterraneo? Fino a qualche tempo fa erano abbondanti ora stanno scomparendo. Avviato un progetto per la tutela dei delfini comuni del Mediterraneo che è coordinato dall'Istituto Tethys
Agosto 2003: L'Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN) ha appena approvato una proposta che caratterizza la "sottopopolazione" Mediterranea del delfino comune (Delphinus delphis) come "Endangered", ovvero "In pericolo", nella sua celebre Lista Rossa degli animali minacciati. I delfini comuni erano considerati abbondanti in gran parte del Mediterraneo fino a tempi recenti. Tuttavia, si è verificato un improvviso declino su ampia scala e oggi questi animali sopravvivono solo in porzioni relativamente piccole del loro precedente areale mediterraneo. In alcune zone questi delfini sono diventati rari o completamente assenti.
Una recente revisione sullo stato di salute dei delfini comuni ipotizza che il declino sia largamente dovuto ai cambiamenti avvenuti negli ultimi 30-40 anni. "Le minacce principali sembrano essere costituite dalla ridotta disponibilità di cibo causata dalla pesca eccessiva e dal degrado dell'habitat" afferma Giovanni Bearzi, presidente dell'Istituto Tethys e docente di Tutela dei cetacei all'Università di Venezia. "Altri fattori che possono aver contribuito al declino della specie comprendono la contaminazione da sostanze chimiche prodotte dall'uomo, che può provocare soppressione del sistema immunitario e/o danni alla riproduzione, e la mortalità incidentale nelle reti da pesca, specialmente le reti da posta". Cambiamenti ambientali come quelli associati al riscaldamento globale possono peggiorare la situazione in futuro, per esempio influenzando la quantità di prede disponibili per i pochi delfini rimasti.
I conservazionisti hanno unito le loro forze per impedire a questi magnifici mammiferi marini di scomparire del tutto dal bacino Mediterraneo. E' infatti allo studio un Piano di tutela dettagliato che si basa su una valutazione complessiva dello stato di salute dei delfini comuni e delle minacce che questi animali devono affrontare nelle zone del Mediterraneo dove sono ancora presenti.
ACCOBAMS - ovvero l'"Accordo per la Conservazione dei Cetacei del mar Nero, mar Mediterraneo e zona Atlantica contigua" stipulato dal programma per l'ambiente delle Nazioni Unite - in collaborazione con WDCS (società internazionale per la tutela dei delfini e delle balene), e ASMS (associazione svizzera per la tutela dei mammiferi marini) ha promosso un progetto per la tutela dei delfini comuni del Mediterraneo che è coordinato dall'Istituto Tethys (www.tethys.org). Questa iniziativa è finalizzata a mettere immediatamente in atto delle iniziative prioritarie per proteggere questa vulnerabile popolazione di delfini nelle aree chiave del loro areale, come raccomandato dal Piano d'Azione per i Cetacei dell'IUCN.
"Le parti contraenti dell'accordo internazionale ACCOBAMS per la tutela dei cetacei riconoscono che le misure per impedire la completa scomparsa dei delfini comuni dovrebbero includere una riduzione dello sforzo di pesca e azioni volte a proteggere alcuni habitat critici in Mediterraneo" spiega Marie-Christine Van Klaveren, Segretario Esecutivo di ACCOBAMS. "Dieci anni di ricerca sui delfini comuni indicano che una riduzione dello sforzo di pesca porterebbe beneficio non soltanto ai delfini ma anche ai pescatori, che hanno portato le risorse ittiche vicine al punto di collasso" conclude Niki Entrup, Direttore di WDCS Germania.
Per maggiori informazioni si veda il sito:
http://www.accobams.org/Delphinus_delphis/index.htm
Per informazioni contattare:
Giovanni Bearzi
Presidente, Istituto Tethys
tel. 041 2750206
fax: 041 721000
e-mail: bearzi@inwind.it
www.tethys.org

Giuseppe Notarbartolo di Sciara
Presidente, Comitato Scientifico ACCOBAMS
tel. 335 6376035
fax 02 700518468
e-mail: disciara@tin.it
www.accobams.org/index.science.htm

Marie-Christine Van Klaveren
ACCOBAMS Permanent Secretariat
16, Boulevard de Suisse
MC 98000 MONACO
Tel : (377) 93 15 80 10/20 78 / Fax :(377) 93 15 42 08
e-mail : accobams@troisseptsept.mc
www.accobams.org

4 Per poter approfondire le tematiche, già più volte affrontate nelle nostre newsletter, dell'ipersensibilità agli inquinanti e delle gravi ripercussioni sulla salute e la qualità della vita, segnaliamo un testo che potrà essere utile da consultare. Considerando che in Italia sono assai rari testi che affrontano questi delicati e complessi argomenti ...
Pubblicazione in lingua italiana di un testo fondamentale per la conoscenza e l'informazione:
ESPOSIZIONI E INTOLLERANZE ALLE SOSTANZE CHIMICHE
LA SENSIBILITA' A BASSE DOSI E GLI EFFETTI SULLA SALUTE
NICHOLAS ASHFORD & CLAUDIA MILLER
MACROEDIZIONI - Settembre 2003
Pag. 600 EURO 24,00
Titolo originale:
CHEMICAL EXPOSURES
LOW LEVELS
AND HIGH STAKES
SECOND EDITION 1998
JOHN WILEY&SONS, INC.
Una preziosa guida sia per i medici, che per i pazienti affetti.
Allergie alle sostanze chimiche e i vari gradi delle stesse, dalle intolleranze lievi sino alla gravissima Sensibilità Chimica Multipla. Considerate tutte le fonti d'inquinamento domestico, ambientale, militare e cosmetico. Test diagnostici, meccanismi fisiologici e psicologici e terapie non invasive che possono dare speranza di guarigione (approccio nutrizionale, psicologico, disintossicazione ecc.) per un fenomeno che riguarda ormai circa il 15% della popolazione.La casa editrice italiana che ha promosso la traduzione e la pubblicazione dell'importante testo è:
Macrolibrarsi - Un circuito per Lettori senza limiti
Via Savona 70 - 47023 Diegaro di Cesena (FC)
tel. 0547 346290 / 346317 / 346319 / 346312 - fax 0547 345141 / 345091
e-mail: mailto:ordini@macroedizioni.it
http://www.macroedizioni.it

Fonte della segnalazione:
AMICA - Associazione per le Malattie da Intossicazione Cronica e/o Ambientale
Casella Postale 3131 - 00121 Roma
mailto:infoamica@ciaoweb.it
http://digilander.libero.it/mcsdonatella

5 Un portale per affrontare i problemi causati dall'incidente di Chernobyl e dall'abuso dell'energia nucleare
Fonte: Massimo Bonfatti, http://www.progettohumus.it
Con la presente, a 5 mesi dalla prima timida apparizione sul web, vogliamo segnalarvi il raggiungimento di un obiettivo fondamentale: il portale www.progettohumus.it è finalmente consultabile in tutte le sue sessioni. Lo sforzo maggiore è stato quello di realizzare uno strumento utile alla divulgazione delle tematiche del nucleare, di Chernobyl e della cooperazione internazionale. Dalle tematiche proprie del progetto Humus ( l'approccio scientifico e umano verso la realtà della contaminazione, il rischio alimentare, gli interventi in campo agricolo e sociopedagogico ) a quelle del nucleare e correlate ( il nucleare civile e bellico, le fonti rinnovabili, le scorie, ecc. ), il portale www.progettohumus.it è una fonte "open source" per qualsiasi ambito informativo/divulgativo (scolastico, giornalistico, umanitario, associativo, ecc.). Il portale è in costante aggiornamento (moltissima documentazione è ancora da inserire), è aperto ad ogni tipo di collaborazione, segnalazione e commento. Entro breve sarà operativo un forum di discussione.
Il progetto Humus (progetto di Legambiente Solidarietà-Italia) è attualmente indirizzato alle popolazioni della Bielorussia vittime dell'incidente di Chernobyl. Le caratteristiche del progetto (riproducibilità e sostenibilità) lo rendono riproponibile non solo in tutte le regioni interessate dall'incidente di Chernobyl (Russia, Ucraina, Moldova), ma in tutte quelle interessate dalle conseguenze delle sperimentazioni nucleari, più o meno note (a cominciare, per esempio, dal Kazakstan).
Il portale ed il progetto si inseriscono, a pieno titolo, nel contesto della situazione internazionale. Le varie emergenze umanitarie, la realtà dei paesi poveri e di quelli preda di svariati flagelli e crisi, le guerre in corso non possono far dimenticare anche tali tragedie "silenziose" ed "eterne" e non possono esentare tutti noi da una seria riflessione sul nucleare e sui suoi utilizzi (a cominciare da quello bellico e dai suoi inquietanti pretesti e minacce).
Su queste basi il portale www.progettohumus.it vuole, con umiltà, dare il proprio contributo, porsi come piccolo antidoto alla disumanizzazione del pianeta ed allo scontro fra civiltà e riaffermare il valore del partenariato come vettore di riavvicinamento dei popoli, al servizio della pace, del progresso sociale e della sicurezza nel mondo.
Ad ognuno (con i propri strumenti e con la propria sensibilità) chiediamo di divulgarlo e di contribuire alla sua conoscenza e, più in generale, alla realizzazione del progetto.
Noi, volontari del progetto Humus, con ugual impegno e sentimenti di reciprocità ci mettiamo al servizio di altri interventi di cooperazione o di altre modalità di collaborazione e di divulgazione.
Rimaniamo in attesa di eventuali informazioni, dati, commenti, segnalazioni, suggerimenti confermando, fin da ora, la nostra autorizzazione ad essere linkati presso altri siti.
In attesa di un contatto, vogliate ricevere i nostri migliori auguri e saluti.
Il coordinatore progetto Humus
Massimo Bonfatti
Tel. +39 011 9716786
+39 338 9396289
Fax +39 011 9729994
E mail: bonfatti@mail.karmanet.it

6 Legambiente: la buona caccia non nuoce alla fauna, ma si deve fondare sulla conoscenza dei dati, costanti monitoraggi, controlli accurati, ecc..
Fonte: AceA, Agenzia Stampa per i Consumi Etici e Alternativi http://www.consumietici.it mailto:aceatutto@consumietici.it Fonte primaria: Legambiente
"Il capriolo è uno dei bersagli preferiti di chi va a caccia, ma la salute della specie è florida perché la possibilità di cacciarlo parte da una buona conoscenza della sua distribuzione sul territorio e da solide informazioni scientifiche. Lo stesso discorso vale per il cervo, per il daino e il cinghiale: è in crescita il numero degli esemplari, nonostante i loro nomi figurino nella lista delle specie cacciabili". Parte da questi casi concreti Ermete Realacci, presidente di Legambiente, per lanciare un messaggio che vuole essere una sana provocazione: una buona caccia, regolata appunto da conoscenze scientifiche e inserita in una gestione complessiva della fauna, non compromette le specie cacciate. "Purtroppo, però, questo discorso non vale sempre né ovunque. Infatti a luoghi d'eccellenza, come la Toscana che, grazie alle iniziative intelligenti ed efficaci degli enti coinvolti, si è meritata la palma della buona caccia, si contrappone una regione come il Lazio, dalla quale non abbiamo avuto alcuna informazione a riguardo se non quelle foschissime della stampa che ci parlano di migliaia di esemplari liberati lungo le strade della provincia di Roma. E poi c'è l'allarme per specie che, come la beccaccia o la pernice bianca, la quaglia o la starna, nonostante siano in declino restano oggetto di una caccia non pianificata ". Questa disparità, spiega Osvaldo Veneziano, presidente nazionale dell'Arcicaccia "da un verso mostra la bontà e le potenzialità della legge quadro 157/92, dall'altro evidenza la carenza di confronto e lo scarso scambio di esperienze fra i diversi Enti responsabili di una gestione che deve essere basata su solide conoscenze e ampiamente condivisa da cacciatori, ambientalisti e agricoltori".
E' questa, sinteticamente, la linea tracciata nel primo Rapporto Nazionale Sulla Gestione Faunistico-Venatoria presentato da Legambiente e Arcicaccia con la collaborazione dell'Urca (Unione nazionale cacciatori dell'Appennino). Uno studio inedito nella forma e nell'ampiezza dei soggetti interrogati (oltre 100 i soggetti che hanno inviato informazioni - fra ambiti territoriali di caccia, ATC, comprensori alpini, CA, Province, Regioni e ministeri - su un totale dei circa 300) che analizza un'ampia serie di indici (dalla qualità degli interventi effettuati per la fauna alla presenza di tecnici faunisti, dal rapporto numerico fra cacciatori e selvaggina ai censimenti effettuati fino al grado di applicazione della legge quadro 157) per tracciare una classifica della qualità della caccia nelle regioni italiane. "E la Toscana - spiega Antonino Morabito, responsabile biodiversità di Legambiente - si dimostra tra le Regioni italiane quella in cui più delle altre si è avviata una buona gestione della caccia, riducendo l'impatto sulle specie. Avviate sulla stessa strada il Piemonte, l'Umbria, la Liguria e le Marche. Pessima la situazione di Lazio e Valle d'Aosta, che non forniscono alcuna informazione. Molto discutibili i risultati ottenuti da Abruzzo, Sicilia, Calabria e Sardegna". "La scelta dei parametri presi in esame - sottolinea Morabito - vuole enfatizzare il grado di conoscenza che sta alla base delle decisioni in campo venatorio, la qualità degli interventi (che debbono essere di miglioramento dell'habitat e non di importazione di migliaia di capi pronto-caccia) e l'applicazione della legge quadro 157/92". E proprio l'analisi degli ATC (ambiti territoriali di caccia) e dei CA (i comprensori alpini) - due degli strumenti chiave previsti appunto dalla legge 157 per la gestione della caccia - rivela delle sorprese. Solo in 12 Regioni (Lombardia, Molise, Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Umbria, Abruzzo, Puglia, Marche, Basilicata, Piemonte e Veneto) gli ATC sono effettivamente operanti; sono istituiti solo sulla carta in 3 (Lazio, Campania e Calabria), mentre ben 5, a 11 anni dalla legge, non ne hanno previsto l'istituzione (e sono Trentino Alto Adige, Valle d'Aosta, Sicilia, Friuli Venezia Giulia, Sardegna). "Dunque più che pensare a smontare l'attuale legge sulla caccia, che - come dimostrano casi positivi come la Toscana e il Piemonte - è in grado di produrre buonissimi risultati, è necessario sollecitarne la puntuale applicazione. E parlare di Ambiti territoriali di caccia e Comprensori alpini non deve far sottovalutare la questione: quasi il 70% del territorio cosiddetto agro-silvo-pastorale, e dunque di molti habitat importanti per la fauna italiana, è interessato dalla gestione di questi soggetti. E in questa ampia porzione sono incluse aree cruciali per la biodiversità. La politica faunistico-venatoria, insomma, non può non essere un soggetto attivo anche per la conservazione delle specie".
A scandagliare le iniziative, i fondi spesi, gli studi fatti, un dato emerge con chiarezza: se è vero che spesso non disponiamo di informazioni sufficienti, altrettanto vero è che per la gestione della fauna ci sono già strumenti, come la ricchissima banca dati sugli ungulati e quella sui migratori, che sono ampiamente sottoutilizzati o, come mostrano i casi già citati di specie in declino e ciononostante cacciabili, addirittura ignorati. E poi c'è la grande differenza di gestione dei diversi ATC e CA, dovuta soprattutto alla mancanza di confronto fra le varie esperienze. "Mancanza che - è la proposta delle associazioni - va colmata con una struttura in grado di unire tutti gli Enti e le associazioni coinvolte in una Federazione nazionale analoga a quello che la Federparchi è per le Aree protette". Federparchi che si è già impegnata ad aderire all'Osservatorio nazionale di Legambiente e Arcicaccia per arrivare a realizzare insieme il primo Rapporto nazionale sulla gestione faunistico-conservativa in Italia.

7 Italia prima nel recupero delle batterie. Nel 2002 salvato oltre il 96% delle pile d'avviamento esauste e risparmiati 50 milioni di euro sull'importazione di piombo ...
Fonte: AceA, Agenzia Stampa per i Consumi Etici e Alternativi http://www.consumietici.it
mailto:aceatutto@consumietici.it Fonte primaria: La Nuova Ecologia
L'Italia vanta il più alto tasso al mondo di recupero di batterie d'avviamento esauste (oltre il 96%). E attraverso la loro lavorazione il nostro Paese recupera quantità di piombo tali da soddisfare ogni anno un terzo del fabbisogno interno. In questo modo, nel 2002, sono stati risparmiati 50 milioni di euro sull'importazione del piombo. È uno dei dati contenuti nel quinto rapporto ambientale stilato del Consorzio obbligatorio batterie esauste (Cobat) istituito dal parlamento italiano per assicurare su tutto il territorio nazionale la raccolta, il monitoraggio e il corretto riciclaggio degli accumulatori al piombo esausti. Il rapporto è stato presentato a Bari dal presidente del Cobat, Giancarlo Morandi, che ha definito "di eccellenza" i livelli raggiunti dal consorzio, la cui attività è finalizzata a neutralizzare l'elevato potenziale inquinante delle batterie esauste costituito da piombo e acido solforico, sostanze altamente tossiche che, se abbandonate, possono causare notevoli danni all'ambiente e alla salute collettiva. La raccolta di batterie esauste nel 2002 ha registrato il maggior aumento nelle regioni del Centro (2,6%) ed un leggero aumento (0,6%) anche al Nord e nelle isole dove la raccolta già da tempo è a regime. Ancora una volta l'Emilia Romagna è al primo posto per rapporto batterie esauste raccolte per abitante, seguita da Veneto, Marche e Friuli-Venezia Giulia che continuano a migliorare nel tempo il risultato della raccolta, sia in valore assoluto che in forma indicizzata. La Puglia è al tredicesimo posto, mentre la Basilicata si conferma all'ultimo posto pur avendo più che raddoppiato (+107,4%) rispetto al 2001 la propria raccolta. Per valutare l'impatto ambientale e per assicurare un'elevata qualità del servizio, il Cobat sottopone a continuo monitoraggio le proprie attività. Il bilancio ambientale del riciclaggio delle batterie esauste nel 2002 - stando al rapporto - registra una notevole riduzione sia delle principali emissioni atmosferiche (-19% di biossido di zolfo) sia dei consumi energetici (-9%). Occorre però continuare a controllare il 4% di batterie esauste che oggi sfuggono alla raccolta perché abbandonate da chi compie la sostituzione fai-da-te in ambito urbano, agricolo e nautico. Nel corso del suo intervento il presidente del Cobat ha detto che è stata scelta Bari per presentare il quinto rapporto ambientale perché il consorzio ritiene che "un ulteriore incremento alla raccolta possa provenire proprio dal Sud". "Nei primi cinque mesi di quest'anno - ha spiegato Morandi - abbiamo già superato del 7% la quantità raccolta raffrontata allo stesso periodo del 2002 e grazie all'impegno delle regioni meridionali potremo confermare questo trend positivo". Nel 2002 il Cobat ha comunicato di aver raccolto 183.422 tonnellate di batterie esauste (circa 15 milioni di pezzi), contro le 133.767 del '92, anno di inizio attivita' del consorzio. In dieci anni sono stati riciclati 1,8 milioni di tonnellate di batterie con un tasso medio annuo di crescita del 3,3%. Attraverso il riciclaggio, solo nel 2002, sono state recuperate 102.716 tonnellate di piombo, 8.600 tonnellate di polipropilene e neutralizzati di 30 milioni di litri di acido solforico.

8 L'uomo che ha piantato 200.000 alberi: siamo uno sputo nell'Amazzonia, ma abbiamo vinto la nostra battaglia: non siamo più considerati dei pazzi. Fatti e non demagogia.
Fonte: Promiseland http://www.promiseland.it - Fonte primaria: i padri Saveriani
Ha iniziato nel 1997, portandosi dietro tutti gli uomini validi di tre villaggi indios Xavante, l'etnia più importante del Mato Grosso brasiliano. Ha cominciato con la cocciutaggine di un missionario bergamasco che ha speso 43 anni della sua vita nei luoghi più ostili del mondo: l'Africa equatoriale per 10 anni e poi l'Amazzonia per altri 33. Ed ha cominciato a piantare gli alberi della foresta pluviale: i pilastri del cielo, come li chiamano gli indios del Rio delle Amazzoni. "Visto che tutti li tagliavano e li bruciavano, e che molti dicevano che era uno scandalo, ma facevano poco o nulla, ho iniziato io. Ho imparato, poi ho insegnato agli indios come fare e sono andato in giro a piantare alberi, migliaia di piantine, proteggendole dal sole torrido, dagli animali, da tutto".
Padre Angelo Pansa, 65 anni, un Saveriano magro come un chiodo, barba bianca e volto scavato; un uomo che in Amazzonia è ammirato dai poveri delle favelas di Manaus, dai contadini senza terra, dagli indios che vivono lungo i fiumi Xingù e Tapajòs. Persino dai cercatori d'oro clandestini, che inalano mercurio e muoiono di stenti per poche microscopiche pepite. Padre Angelo ha sempre preso le difese dei più deboli. Ad Altamira, nel febbraio dell'89, fu uno degli organizzatori del raduno degli indios dello Xingù, a cui diede il suo appoggio la rockstar Sting. Per quel raduno, che fece luce su un colossale progetto di distruzione della foresta, fu condannato a morte dalle squadre paramilitari. Il nome di Pansa, in cima alla lista degli indesiderabili, era affisso sulla porta delle bettole e dei locali malfamati.
Dal 1992, anno del summit di Rio de Janeiro sull'ambiente, p.Angelo si è concentrato sul problema della salvaguardia della natura. "A Rio furono fatte promesse non mantenute; furono dette cose false; furono presi in giro gli indios, che credono sempre alla parola data. Così ho pensato di fare da solo. E di ripiantare la foresta, a poco a poco, con grande fatica, ma ogni giorno. Centinaia e centinaia di piantine". E' in contatto a Pordenone con la Bioforest, associazione senza fini di lucro che coinvolge una ventina di grandi aziende grandi e piccole: tutte industrie che lavorano nel campo dei mobili e delle cucine, ed hanno a cuore l'ambiente. È riuscito a smuovere il mondo delle imprese per ricostruire il manto forestale amazzonico. Laggiù ha messo in piedi l'associazione Amazzonia foresta viva, collegata a Bioforest. Dal 1997 a oggi, in quattro anni, Pansa ha ottenuto dal Governo brasiliano il riconoscimento del suo lavoro, ha coinvolto etnie indie, come i Bororo e i Tapirapè, e ha portato dalla sua parte anche i coloni che, abbandonati a loro stessi, disboscavano e bruciavano.
"Negli ultimi due anni abbiamo messo a dimora 197 mila nuove pianticelle di 87 essenze differenti, riforestando 3 mila ettari di terre desertificate dal fuoco. Ci sono ormai sei vivai, in zone differenti. Siamo uno sputo nell'Amazzonia, ma abbiamo vinto la nostra battaglia. Non siamo più considerati dei pazzi. L'idea di ripiantare la foresta si sta allargando e coinvolge strutture pubbliche all'inizio scettiche o contrarie" racconta il missionario.
Le notizie sulle foreste che dà Roberto Smeraldi, responsabile degli Amici della terra in Brasile, non sono rassicuranti: "Negli ultimi dieci anni, dal summit di Rio in avanti, sono andati in fumo ogni anno 17-18 mila Km quadrati. Ancora oggi l'80 per cento del legname tropicale pregiato esportato dal Sud America proviene da tagli illegali e da aree dove non si potrebbe disboscare". I legni pregiati finiscono in mano a società giapponesi, americane, canadesi, scandinave. Gli alberi diventano parquet di mogano, camere da letto, cucine, arredi da terrazzo o giardino.
Tratto da: www.saveriani.bs.it

9 Campagne di boicottaggio contro la Esso, l'AGIP, Shell, invettive contro le "guerre del petrolio" e contro le multinazionali relative, contro il mancato utilizzo delle energie alternative, i brevetti e molto altro ancora, eppure manca ancora qualcosa ...
Fonte: La Leva di Archimede mailto:archimede@laleva.cc http://www.laleva.cc
Ieri, mentre giocherellavo con uno di questi nuovi pacchetti di sigarette "a norma" con le orribili diciture applicate sopra (tra le quali:"il farmacista o il tuo medico puo' aiutarti a smettere"... o qualcosa del genere... "che fortuna!" pensavo tra me e me "per fortuna che ci sono loro!"), mi e' saltata alla testa un'idea fissa che mi tormenta:
perche', alla stregua delle sigarette, non vengono messe diciture simili su tutti i mezzi a motore, impianti vari, le pompe di benzina, aerei, traghetti e quant'altro?! possibile non sia mai venuto in mente a nessuno?
DONNE INCINTE:
le emissioni del tubo di scappamento della tua auto uccidono il tuo bambino
ATTENZIONE - IL BENZENE PROVOCA IL CANCRO E DISTRUGGE LENTAMENTE(?) IL PIANETA.
NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE DEL PIANETA INTERO E DI TUTTI I SUOI ABITANTI.
Cose cosi', insomma!
Inoltre, se c'e' qualcuno disposto a spiegarmi come sia possibile distinguere, al giorno d'oggi e con la qualita' dell'aria che respiamo, un tumore polmonare dovuto alle sigarette riuscendo a diversificarlo da un tumore dovuto alle piu' probabili "cause ambientali", gliene sarei davvero molto grato.
Mi sembra che la massiccia campagna anti-fumo e l'ostinato utilizzo dei carburanti fossili sia parte dell'agenda dei soliti noti. Il cancro e' il secondo motivo di morte al mondo e i numeri dicono che la situazione sta' peggiorando. L'OMS afferma che l'inquinamento sia la prima causa di morte del pianeta, che questa situazione sia favorevole a qualcuno?
Quando ci prenderemo la responsabilita' di tutto questo? aspettiamo ancora che un non ben definito "qualcuno" faccia qualcosa per noi? cosa aspettiamo, l'intervento divino!?
Forse e' il caso di rivedere le nostre politiche ambientali.
Faremo degli stickers da attaccare ognuno sul proprio mezzo (il mio per primo) e da distribuire e appiccicare in giro, qualcosa tipo: "Le emissioni del mio motore inquinano l'ambiente e provocano il cancro, aiutiamoCI a pretendere soluzioni migliori, fai lo stesso!"
Purtroppo per alcuni non e' possibile abbandonare il proprio mezzo, ma mostrare il proprio dissenso per qualcosa alla quale non ci si puo' sottrarre, mi sembra piu' che lecito, mi sembra doveroso!
Ci sono soluzioni alternative all'utilizzo dei combustibili fossili, come l'idrogeno - recentemente messo in discussione da una mail girata in rete sulla quale il nostro Josef Hasslberger ha espresso la sua opinione.
Cosa faranno adesso? tireranno fuori qualche studio che ci assicurera' che le emissioni dei nostri motori non sono poi cosi' malaccio? anzi...
Di seguito un articolo trovato sul "Gazzettino del Friuli"
Grazie a tutti.
Ivan Ingrilli'
http://www.newmediaexplorer.org/ivaningrilli/
La Leva di Archimede - Rome - Italy
Associazione la liberta' di scelta
tel: +39 06 635884 mobile: +39 3293232015
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Come ormai da diversi anni, saremo presenti al SANA che si terrà a Bologna dall'11 al 14 settembre. Ci potrai trovare presso il padiglione 36 - stand A-55, per conoscerci, scambiare idee, pareri ed informazioni. Li troverai una copia del nuovo giornalino dedicato all'appello del Dr. Rath. Per contatti o copie del giornalino da distribuire scrivere a: amanda@laleva.cc

10 A Genova a fine ottobre ci sarà un corso di Comunicazione Ambientale.
La Fondazione Eni Enrico Mattei, Istituzione no-profit che si occupa di ricerca nel settore ambientale, organizza assieme all'Università di Genova un Corso di Comunicazione Ambientale.
Il Corso è rivolto ad esperti del settore ambientale che operano all'interno di Enti Publici, Aziende ed Enti di ricerca, Associazioni interessati ad approfondire le strategie e le tecniche di comunicazione.
Le lezioni si svolgeranno a Genova dal 27 al 31 Ottobre 2003. Abbiamo già provveduto a spedirVi la locandina del Corso sperando che possa essere di Vs. interesse.
Link con la pagina dedicata al Corso: http://linux.feem.it/comunicambiente/index.html
Siamo a Vs. disposizione per qualsiasi chiarimento.
La Segreteria Organizzativa
Fondazione Eni Enrico Mattei
P.zza della Vittoria, 1
16121 Genova
tel. 010/5773450 fax. 010/5774656

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