In Italia il 40% della popolazione è a rischio sismico e due milioni di persone convivono con il rischio vulcanico. Una condizione che richiede il massimo sforzo rivolto alle attività di prevenzione … cultura di cui il nostro Paese è gravemente carente, e non è solo responsabilità istituzionale, basti citare il fatto che il 64% degli edifici non è costruito secondo criteri antistismici pur vivendo in zone sismiche, per non citare quanti sono abusivi … (09-11-2006)
In Italia il 40% della popolazione è a rischio sismico e due milioni di persone convivono con il rischio vulcanico. Una condizione che richiede il massimo sforzo rivolto alle attività di prevenzione … cultura di cui il nostro Paese è gravemente carente, e non è solo responsabilità istituzionale, basti citare il fatto che il 64% degli edifici non è costruito secondo criteri antistismici pur vivendo in zone sismiche, per non citare quanti sono abusivi …
Fonte: Enel Ambiente http://www.enel.it/attivita/ambiente
L’Italia è un Paese geologicamente giovane e, come tale, ancora lontano da soddisfacenti condizioni di stabilità geomorfologia. Da questa condizione deriva una vasta gamma di situazioni a rischio, tra cui assumono rilevanza i fenomeni sismici e vulcanici. In particolare l’Italia è tra i Paesi a più elevata sismicità e ciò sia in ragione della frequenza degli eventi che hanno interessato nel corso dei secoli il territorio nazionale, sia in rapporto all’intensità che alcuni di essi hanno raggiunto.
Un terremoto disastroso ogni cinque anni
Nel corso degli ultimi mille anni circa 2.500 terremoti con un’intensità del V grado della scala Mercalli (in media 2,5 all’anno) hanno interessato il territorio nazionale e tra questi almeno 200 sono stati di tipo “distruttivo”.
Un conteggio preciso delle vittime si può riferire, naturalmente, solo all’ultimo periodo: nel secolo scorso si sono avuti circa 120.000 morti per fenomeni sismici, di cui ben 85.000 relativi ad un solo evento, quello che nel 1908 rase al suolo Reggio Calabria e Messina.
I dati relativi all’attività sismica nell’ultimo secolo ci consentono di delineare un quadro ancora più preciso: dal 1900 ad oggi si sono avuti 20 terremoti con intensità superiore od uguale al IX grado della scala Mercalli, in pratica un evento disastroso ogni 5 anni.
I danni economici che ne sono conseguiti sono stati ingentissimi e, di fatto, incalcolabili. È sufficiente ricordare che negli ultimi 25 anni sono stati impiegati circa 75 miliardi di euro solo per opere di ripristino e di ricostruzione. E tra i danni bisogna annoverare anche quelli inferti al patrimonio storico, artistico e monumentale. Le immagini del crollo di alcune parti della Basilica Superiore di S. Francesco di Assisi, che nel settembre del 1997 fecero il giro del mondo, simboleggiano la fragilità del nostro straordinario patrimonio storico di fronte ad eventi così devastanti.
Un patrimonio abitativo vetusto
Da un Paese così esposto al rischio sismico sarebbe logico attendersi scelte più oculate sul piano della prevenzione, atte a contenere o a mitigare gli esiti dell’evento sismico. Ma, purtroppo, non è così. Secondo i dati forniti dalla Protezione Civile nelle aree classificate a rischio sismico, dove si concentra il 40% della popolazione italiana, circa il 64% degli edifici non è costruito secondo criteri antistismici.
Questo dato è tutt’altro che trascurabile perché, se si confrontano alcuni dei più recenti e maggiori terremoti avvenuti nel mondo, si osserva che a parità di energia distruttiva sprigionata (magnitudo) gli esiti possono essere profondamente diversi in funzione di parametri quali le caratteristiche del patrimonio abitativo, la distribuzione dei centri abitati, la densità della popolazione, la presenza di attività produttive, di industrie a rischio e di vie di comunicazione, la dislocazione di centri operativi di pronto intervento ecc. Da questo punto di vista l’Italia non regge il confronto rispetto a Paesi come il Giappone e la California, caratterizzati anch’essi da un elevato rischio sismico, ma con un patrimonio abitativo profondamente diverso dal nostro per caratteristiche tipologiche, costruttive e stato di manutenzione.
Il pericolo eruzioni
Oltre ai terremoti, anche il rischio vulcanico preoccupa, in Italia, una popolazione che la Protezione Civile stima in non meno di due milioni. Diversamente dal rischio sismico, il rischio vulcanico si presenta circoscritto geograficamente a poche aree e risulta più controllato e controllabile.
Attraverso reti di monitoraggio che rilevano una serie di parametri chimico-fisici indicativi dello stato del sistema vulcanico si possono trarre, infatti, informazioni utili in ordine alla previsione di possibili eruzioni, mentre dagli studi compiuti sulla storia eruttiva del vulcano si possono estrapolare possibili scenari in merito agli effetti e alla pericolosità dell’evento. La sorveglianza dei vulcani in Italia è condotta e coordinata dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), che opera in convenzione con il Dipartimento della Protezione Civile attraverso le proprie sezioni che svolgono attività di monitoraggio a Napoli, Catania e Palermo. L’attività di prevenzione dal rischio vulcanico si presenta, dunque, ben strutturata in Italia considerando anche che le nostre reti di monitoraggio sono tra le più avanzate del mondo. Con tutto ciò il rischio vulcanico, nel nostro Paese, non va sottovalutato, specie nell’area vesuviana dove, considerando la tipologia esplosiva delle eruzioni attese e il grado di antropizzazione del territorio, si presenterebbe problematica, in caso di necessità, l’attuazione dei piani di emergenza. Angelo Cipro
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