TORNA ALL'INDICE DELLE MONOGRAFIE
La Vigilanza Ambientale Volontaria in Italia

La Vigilanza Ambientale Volontaria in Italia
Autore: Claudio Martinotti Presidente GEVAM ONLUS - Guardie Ecologiche Volontarie Associazione del Mediterraneo - http://www.gevam.it

Il nostro Paese è particolarmente ipocrita e schizofrenico nei rapporti politico istituzionali con il volontariato di vigilanza ambientale. Non basterebbe un tomo enciclopedico per indicarvi tutte le assurdità di cui sono stato testimone e di cui sono a conoscenza e che riguardano l'argomento del titolo. Mi limiterò pertanto a fornirvi qualche traccia significativa.
Iniziamo dalla constatazione che non esiste la volontà politica di pervenire ad una regolamentazione del settore, perché la vigilanza volontaria dotata di potestà sanzionatoria (potere di fare direttamente verbali e denunce...), essendo tale (cioè basata sul volontariato individuale), non essendo supinamente subordinata all'orientamento e controllo politico, non è gradita alla classe politica, la quale quasi ogni anno deve dibattersi con l'ansioso problema della rielezione (a livello comunale, provinciale, regionale, nazionale, europeo, planetario, etc.), e si sa che sotto elezione, ricevere lamentele da chi violando la legge ambientale (che in Italia è pratica assai
diffusa) è stato "proditoriamente" sanzionato, non è una buona pubblicità.
Anche perché colui che è stato sanzionato, non è solitamente persona obiettiva nel riportare la dinamica dei fatti e quindi è piuttosto tendenzioso e falsa diffamatoriamente gli eventi a suo beneficio.
Ricordo ancora un mio tentativo, in una fase intermedia della mia "carriera" nel volontariato operativo, di rilanciare la gestione delle Guardie Ecologiche Volontarie nella mia regione, effettuato tramite un incontro con un assessore all'ambiente, il quale per giustificare l'inerzia con cui venivano gestite, o meglio lasciate morire di inedia demotivandole, mi confidò che la "gente" si lamentava per le multe ... Maledette "multe", ma chissà perché le avranno inventate. Non sarebbe bastato un'ammonizione scritta, del tipo "non fatelo mai più!" Del resto sappiamo quanto gli italiani siano educati e sensibili all'ambiente...
E queste Guardie Ecologiche Volontarie, non potrebbero limitarsi a fare presenza deterrente ed un poco di educazione nelle scuole? Cose innocue insomma ...
Questa mancanza assoluta di un indirizzo politico legislativo di livello nazionale, ha indotto nel giro di circa un ventennio, ad una situazione a dir poco caotica, di basso profilo culturale, simile alle signorie feudali... infatti in giro per il nostro Paese si trova di tutto. Ad iniziare dal modo in cui si definiscono o si identificano gli stessi volontari della vigilanza, con sigle combinate e fantasiose da indurre in confusione chiunque, essendo proliferati come funghi gruppi e gruppuscoli di guardie e di associazioni con il loro piccolo esercito, ognuno con una divisa diversa, con lustrini, patacche, gradi ed onorificenze prodotte ed assegnate in proprio, fino a livelli patetici se non parossistici.
Ognuno di queste organizzazioni, con la propria lobby più o meno potente, alla ricerca del proprio sponsor politico ed istituzionale che li legittimi almeno a livello locale, esattamente come un medioevo moderno.
Così si scopre che a seconda dei luoghi, ci sono quelli che hanno addirittura la qualifica di agenti di P.S., alcuni quella di P.G., altri sono solo Pubblici Ufficiali quando sono in servizio, alcuni collaborano nell'Ordine Pubblico (cosa assolutamente assurda, che andrebbe perseguita) a fianco delle varie Polizie ufficiali in eventi particolari, altri esistono solo sulla carta (nel senso che si tratta di volontariato fittizio) e presenziano con divise sgargianti solo in occasioni pubbliche per farsi fotografare e filmare ...
Quello che spaventa è l'approssimazione, la superficialità, la protervia con cui avvengono queste cose.
I corsi di qualificazione cui questi volontari sono sottoposti, a volte sfiorano il ridicolo e l'irresponsabile.
Sono perlopiù il frutto di velleità psicologiche che andrebbero indagate e non favorite dalle istituzioni e compensate con l'assegnazione di poteri.
Il Nostro Paese è caratterizzato da una situazione caotica nel settore del volontariato di vigilanza ambientale. A livello di sigle, uniformi, gestione, frammentazione, formazione, affidabilità, etc. Lo è anche a livello di comunicazione, reciproca conoscenza, coordinamento, qualità del servizio, etc.. Nel senso che ad esempio non esiste un censimento. Nessuno in Italia sa quali siano e quanti siano i volontari che si occupano di
vigilanza ambientale, non si conoscono neppure tutti i gruppi che operano a qualsiasi titolo sul territorio. Non c'è comunicazione e coordinamento tra gruppi diversi, a volte nello stesso territorio o in quello limitrofo. Anzi a volte sono in competizione ed interferiscono tra loro, in maniera pregiudizievole e pregiudiziale. Spesso la gerarchia è di tipo militare, con le prevedibili e patetiche velleità di carriera interna, con la rincorsa alle "stellette" sulle spalline ... Ma il fatto grave è che a volte, grazie a fortunate attività di lobbing e sponsorizzazione politico clientelare, riescono ad avere lauti finanziamenti pubblici gruppi e gruppuscoli, che non hanno assolutamente i requisiti per meritarseli e gestirli sapientemente ed efficacemente per l'interesse collettivo. Con grave danno per coloro che pur qualificati non li hanno mai ricevuti, e forse mai li riceveranno.
La sperequazione nel nostro strano Paese, non è certo una novità, ma in questo settore è particolarmente grave, perché alimenta forme sottili di ingiustizia, che demotiva i più qualificati e favorisce i velleitari millantatori, nello svolgimento di servizi strategicamente rilevanti per la collettività. E di questo fatto sarebbe bene che si acquisisse una maggiore consapevolezza.
La vigilanza ambientale volontaria infatti è da considerarsi sicuramente un settore strategico per la società, a dir poco essenziale. In primo luogo rappresenta l'unica soluzione istituzionale al problema della cronica carenza di organici. Poi è l'unico modo per poter disporre di un presidio territoriale diffuso ovunque e a bassissimo costo per la collettività. Ed è da considerarsi la miglior forma di prevenzione sanitaria collettiva, perché un territorio ben presidiato, per l'effetto deterrenza, limita l'azione inquinante individuale e soprattutto delle associazioni a delinquere (ad esempio lo scarico di rifiuti pericolosi).
Però per pervenire a questi minimi risultati occorre che i volontari siano altamente qualificati e motivati.
Cosa che non avviene, semmai il contrario. Con l'unica eccezione delle Guardie Ecologiche Volontarie istituzionali (quelle, per intenderci, gestire dalle regioni, province, parchi, etc., e dei colleghi GAV della Toscana e qualche eccezione sparsa per le altre figure associative in servizio) e delle Guardie Zoofile Volontarie (peraltro assai poche), per il resto delle numerose sigle ed identità reperibili in giro per la penisola, la preparazione lascia alquanto a desiderare. Per non parlare poi della scandalosa situazione in cui versano le Guardie Venatorie Volontarie che fanno capo alle associazioni venatorie, in certe province risultano essere quasi numerose come i cacciatori e si scoprono spesso bracconieri (giurisprudenza docet) o nulla facenti, se non presenzianti alle manifestazioni con divise impeccabili.
Il risultato complessivo è che si induce in confusione la popolazione, si perde la fiducia nelle istituzioni, si favoriscono gli abusi, si alimenta la schizofrenia sociale, si nutrono istanze psichiche patologiche, etc.. Pur essendo fondamentalmente un fautore della libertà di iniziativa, quando si tratta di gestire un potere pubblico seppur minimo, preferisco puntare sulla prudenza.
In questo caso propenderei per una epurazione totale di questi poteri distribuiti irresponsabilmente, sottoponendo tutti i volontari della vigilanza ambientale ad una normativa quadro nazionale, che disciplini la formazione (standardizzando un minimo di qualità), qualificazione, e dotazione di poteri in servizio, eliminando ogni frammentazione, gerarchia e divisa che possa rammentare un esercito privato, per pervenire con il tempo ad una certificazione istituzionale di qualità. Il coordinamento del
servizio potrà poi essere delegato ad associazioni, ma sempre con un controllo pubblico che possa inibire e sanzionare gli abusi. A questo punto i politici non avrebbero più alcun alibi per contrastare, anche subdolamente, il prezioso lavoro di questi volontari, fortemente motivati ed autonomi.
Perché la vigilanza ambientale volontaria è così diffusa e frammentata nel nostro Paese?
Sicuramente tra le motivazioni intrinseche che inducono ad occuparsi di vigilanza ambientale c'è il senso di responsabilità che deriva da una presa di coscienza delle problematiche ambientali. Divenuti consapevoli si desidera poi fare qualcosa di concreto, e la vigilanza è tra le scelte più efficaci ed operative.
Poi però ci si scontra con le ipocrisie che caratterizzano coloro che gestiscono il potere politico, burocratico e sociale, e non mi riferisco solo a quello partitico istituzionale, cioè a coloro che ci governano. Anche i leader di alcune associazioni ambientali di livello nazionale sono della stessa forza e si comportano pressappoco allo stesso modo. Gestiscono anche loro un potere politico, alternativo a quello tradizionale, esercitando attività di lobbing diventano spesso figure pubbliche, fanno carriera e poi abbandonano le associazioni per altri e più ghiotti incarichi pubblici e privati (oppure mantengono con le associazioni legami fittizi ed ambigui). Nel frattempo però, loro stessi, ambientalisti per modo di dire, mentre occupavano posizioni di potere all'interno della organizzazioni di volontariato, rallentavano o impedivano la vigilanza volontaria, esattamente come i politici tradizionali. Per farlo basta poco, è sufficiente non finanziarla, destinando le risorse di bilancio ad altro e lasciando le briciole per l'attività delle guardie interne all'associazione. Esattamente quello che hanno fatto molti politici e burocrati degli enti locali per far morire lentamente la vigilanza ambientale volontaria. In assenza di risorse
si può fare ben poco, non bastando ovviamente la buona volontà. Così si capisce come mai anche le grandi associazioni di livello nazionale dispongano di poche guardie ambientali volontarie ed abbiano un eccessivo turn over di volontari ed intere aree prive di presidio (a volte intere province) ... In alcune realtà locali che conosco personalmente, seguendole da molti anni, nel giro di una decina di anni non è rimasto più nessuno della "vecchia guardia", cioè non ci sono più veterani in servizio, e addirittura il tempo medio di permanenza in servizio è inferiore ai due anni. Se queste condizioni si verificassero nel settore produttivo, ci sarebbe una catena di fallimenti ... con quello che costa (in tutti i sensi) formare del personale qualificato. La cosa è ancor più grave trattandosi di volontariato collettivamente strategico, dove la risorsa umana ed il know how sono essenziali. E' da irresponsabili non occuparsi seriamente a livello politico di questi problemi, lasciando che tali ricchezze sociali vadano perse.
L'indifferenza, il menefreghismo e l'ipocrisia politica e burocratica in tutti questi anni hanno provocato la demotivazione e l'abbandono di diverse migliaia di volontari motivati e spesso assai qualificati per studi personali condotti (botanici, entomologi, forestali, biologi, ornitologi, etc.), che temo non si potranno più recuperare. Una ricchezza immensa per il nostro Paese, che era disponibile praticamente gratis, si trattava solamente di motivarli e sostenerli minimamente ... se questo non è uno spreco assurdo di risorse umane! Del resto è risaputo che il nostro Paese preferisce la cultura dell'emergenza a quella della prevenzione ... ed i motivi sono facilmente intuibili.
scritto nel gennaio 2002
Accademia Ambientale del Monferrato
Federazione Nazionale Pro Natura
Lega Italiana per i Diritti degli Animali