Prima Relazione sulla missione propedeutica ambientale del Gruppo GEVAM Onlus in Montenegro dell'estate 2000.
Prima Relazione sulla missione propedeutica GEVAM in Montenegro dell'estate 2000.
Questa è una prima breve relazione, successiva all’approccio propedeutico avvenuto nel settembre 2000 con le Autorità e la società del Montenegro
Sarò necessariamente sintetico ed esplicito, ma almeno dovrei riuscire a comunicare l’essenziale e le potenzialità percepite dal sopralluogo e dai contatti sviluppati.
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In primo luogo devo riconoscere che i contatti tramite Internet che da tempo avevamo sviluppato in Montenegro, si sono rivelati molto positivi, al di sopra di ogni più rosea aspettativa.
La disponibilità e l’assistenza fornita da parte della Cooperazione Italiana, del Consolato italiano e delle Autorità e dalla società Montenegrine, è stata ammirevole.
Frutto probabilmente delle precedenti reciproche valutazioni di credibilità ed affidabilità oltre a situazioni contingenti e prospettiche fondate su favorevoli aspettative e su una comune volontà di collaborazione.
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Sia tramite Internet ma soprattutto con approccio diretto in Montenegro il GEVAM ha interagito con:
- Il Viceministro dell’ambiente (il Ministro era irreperibile in quel periodo altrimenti ci avrebbe incontrati volentieri, per sua manifesta volontà);
- Due consulenti del ministero dell’ambiente;
- Il direttore generale del settore Parchi del Ministero;
- Due direttori di parchi nazionali;
- Alcuni Direttori di associazioni ed enti locali correlati allo sviluppo dei parchi
- Il Console Generale d’Italia;
- L’Addetto Culturale del Consolato;
- Il responsabile della Cooperazione italiana (che si è prodigato nel fornirci assistenza);
- Diversi rappresentanti delle ONG italiane;
- Alcuni montenegrini che conoscono bene la lingua italiana;
Abbiamo anche girato in lungo ed in largo il Paese, con l’assistenza di italiani da anni nel paese o di montenegrini che parlavano perfettamente la nostra lingua, e quindi ci siamo fatti un’idea abbastanza precisa della situazione.
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Il Montenegro, pur essendosi dichiarato Stato Ecologico, per primo in Europa, avendo adottato tutte le principali convenzioni internazionali ambientali ed avendo posto tra le sue priorità strategiche e politiche la tutela dell’ambiente, è caratterizzato da una notevole incuria e degrado ambientale di tipo prevalentemente culturale oltre che indotto da difficoltà logistiche e finanziarie (morfologia, strade, diseconomie, emarginazione, boicottaggio serbo, ecc.) e da circostanze avverse (ad esempio: piogge acide causate dal grave inquinamento industriale dai paesi dell’Est). Quindi si riscontrano depositi incontrollati di rifiuti ovunque, oltre ad una enorme superficie arbustiva (macchia mediterranea) bruciata a causa di fuochi appiccati volontariamente per una presunta pulizia dei terreni o per incuria (tipo Amazzonia, Indonesia, ecc.), ed alberi rinsecchiti o gravemente danneggiati da piogge acide, anche nei parchi nazionali, oltre all’assoluta mancanza di qualsiasi sistema di depurazione delle acque e di raccolta differenziata di rifiuti, di gestione corretta di discariche pubbliche, ecc..
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Il territorio ha una particolarità alquanto rara, condivisa da pochi altri stati al mondo, soprattutto nell’area mediterranea: l’estrema vicinanza di ecosistemi diversissimi tra loro, che favoriscono una spiccata biodiversità e variabilità microclimatica.
In pochi minuti di strada si può infatti passare dalle zone umide, palustri e lacuali a calette, isole e scogliere marine, alle montagne coperte di foreste secolari, oppure agli altipiani brulli e/o a prateria, ai laghetti alpini, ai fiumi impetuosi, alle forre, a veri e propri canyon profondi centinaia di metri, ecc..
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Il personale del Ministero dell’ambiente e dei parchi non è sufficientemente qualificato. Hanno adottato (anche loro come in Italia) una politica di assunzioni di tipo clientelare ed assistenziale, per cui hanno molto personale ma non è produttivo, non perché non vi sia lavoro ma proprio perché non è qualificato e motivato. Per cui vi rimediano parzialmente ricorrendo a consulenze esterne. Sono più forme strategiche di assistenza statale camuffata, che scelte di indirizzo professionale e di sviluppo prospettico.
Sono quindi carenti a livello progettuale ed organizzativo, pur avendo saggiamente e speculativamente adottato tutte le maggiori convenzioni internazionali a tutela dell’ambiente. Strategia politica che rischia però di essere solamente propagandistica se non si traduce in atti concreti, di cui occorre ovviamente porre le basi per acquisire effettiva credibilità ed attrarre gli investitori istituzionali e privati.
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Hanno anche il grave problema politico dei rapporti estremamente tesi e pericolosi con la Serbia, scomodo, invadente e gigantesco vicino, delle cui ripercussioni sono consapevoli, soprattutto in termini di atteggiamenti pregiudiziali diffusi all’estero, che influiscono su prese di distanza e prudenti temporeggiamenti di ogni potenziale partner straniero, con grave danno per gli investimenti, di cui hanno un estremo bisogno.
Il volontariato in questo senso, potrebbe compiere un’azione pionieristica e di pacificazione, concreta ed estremamente utile al fine di rompere questa situazione di stallo e di diffidenza pregiudiziale e favorire l’affluenza controllata di capitali stranieri.
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Il Montenegro pur avendo ufficialmente poco più di 600.000 abitanti (in realtà sono molti di più) su una superficie di circa 14.000 kmq, è già parecchio antropizzato nelle sue zone climaticamente e morfologicamente più favorevoli. Soprattutto la costa, è già massicciamente cementificata, senza alcun criterio di pianificazione e rispetto per l’ambiente, ed è meta ambita delle classi agiate serbe che ne possiede anche una notevole porzione.
L’intenzione della popolazione assomiglia a quella italiana negli anni del cosiddetto boom economico degli anni ’60 e rischia di commettere gli stessi errori ed orrori, con devastanti impatti ambientali.
L’unica zona veramente protetta e controllata (oltre ai pochi parchi nazionali): sono le Bocche di Cattaro, che sono dichiarate Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, ed è anche la zona maggiormente “civilizzata”, più vicina agli standard europei di gestione territoriale, istituzionale ed imprenditoriale.
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Il costo della vita è lievitato spaventosamente dopo la guerra con la NATO e ci si domanda come facciano a vivere con stipendi medi che si aggirano sui 300 marchi al mese, quando ne occorrerebbero almeno 500. La risposta è sempre la stessa: è un mistero.
In realtà l’arcano è facilmente risolvibile con un’attenta osservazione delle loro abitudini di vita. Grazie all’indotto del turismo, che per quanto sia ancora poco pianificato, qualificato ed organizzato, è comunque già una notevole fonte di reddito. Per cui quasi ogni famiglia montenegrina improvvisa qualche attività collaterale ed integrativa, dall’affitto di camere (ovunque in Montenegro), alla vendita di sigarette, frutta, ortaggi, formaggi, ecc., poi ci sono le rimesse dei molti montenegrini che lavorano all’Estero (in proposito occorre precisare che i montenegrini sono molto legati alla loro terra, la loro è un’emigrazione temporanea, solo per lavorare mantenere la famiglia e risparmiare quanto basta per avviare una qualsiasi attività in patria)
Il costo della vita in Montenegro varia da zona a zona, come avviene anche in Italia, ma complessivamente è inferiore al nostro, soprattutto per quanto riguarda il costo dell’energia (riscaldamento, carburanti, ecc.), delle case, dell’alimentazione, ecc..
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La criminalità è molto inferiore a quanto si creda in Occidente, anche per interessanti ed affascinanti fattori di natura culturale e sociale; sotto questo punto di vista quindi la qualità della vita è nettamente superiore agli standard europei, anche per la presenza di circa 20.000 poliziotti (un’enormità in percentuale rispetto alla popolazione, anche per motivi difensivi militari, non avendo un esercito proprio) distribuiti su tutto il territorio.
La loro capillare presenza operativa influisce anche sul traffico veicolare che è molto più corretto e prudente rispetto agli standard europei, ma soprattutto consente di non doversi preoccupare per furti e rapine, talmente rare che la maggioranza della popolazione non chiude le autovetture e neppure le case.
Pertanto lo stress, le paure, i rischi, gli incidenti, ecc., sono molto inferiori ai livelli italici, a tutto vantaggio di una complessivamente elevata qualità della vita (escludendo la componente economica, ancora deficitaria).
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Il volontariato scarseggia, ma semplicemente perché non è mai stato favorito e praticato. Esiste più che altro a livello di partecipazione alle sorti del Paese, nel senso che chi ha studiato all’estero (e sono molti) si pone a disposizione gratuitamente per favorire il Montenegro e per cercare di facilitare propri sbocchi occupazionali, ad esempio traducendo in serbo-croato dei testi, gestendo siti WEB sul Montenegro, collaborando coi parchi, offrendosi come interprete e guida, ecc.. Ma non ci sono strutture organizzate di volontariato.
Il livello culturale è molto elevato, da loro è normale parlare due o tre lingue straniere ed è abbastanza diffusa l’acquisizione di un paio di lauree. Proporzionalmente sono molto più istruiti e colti degli italiani. Note positive che si accompagnano anche ad un aspetto fisico tipicamente mediterraneo (più che slavo, nel senso comune di intenderlo), fiero, slanciato, bello esteticamente, socievole, ecc., caratteristiche positive che rendono la popolazione montenegrina particolarmente piacevole ed accogliente.
Conclusioni
Avrei potuto continuare a lungo ad illustrare quanto abbiamo percepito e riscontrato in Montenegro, ma ritengo di essere riuscito a fornire un quadro di massima abbastanza preciso ed attendibile.
Il Montenegro è forse il paese balcanico e mediterraneo che maggiormente si avvicina a noi culturalmente e per dinamismo sociale, ed è molto ben disposto verso l’Italia.
L’italiano è la lingua maggiormente scelta nelle scuole, e col tempo sarà parlata quanto e forse più dell’inglese.
Finora l’Italia ha fatto più che altro dell’assistenzialismo d’emergenza verso questo Paese, per altro molto modesto come entità di risorse erogate. Invece sarebbe ora di passare alla fase progettuale, tramite corresponsabilità di partnership e prospettive.
Il primo passo rimane quello già da noi prospettato ed approntato in fase progettuale, di un gemellaggio tra parchi, che serve a rompere il ghiaccio, a destare l’interesse mediatico ed istituzionale tra i due paesi, ad iniziare a travasare il know how, che è quello di cui maggiormente abbisogna il Montenegro, più che non di sole risorse finanziarie, come si potrebbe essere superficialmente indotti a ritenere.
Poi, anche contemporaneamente al primo intervento si dovrebbe puntare alla formazione ed organizzazione del servizio di un volontariato ambientale qualificato, soprattutto con una valenza produttiva finalizzata all’erogazione di servizi di supporto e di stretta collaborazione coi parchi e con le iniziative correlate, in modo da contribuire efficacemente ad uno sviluppo del turismo culturale ed ambientale responsabile, con tutto quel che ne consegue (ad esempio: agricoltura biologica, agriturismo, birdwatching, ecc.).
In Italia in proposito abbiamo alcuni esempi di eccellenza, di livello internazionale, di sinergia operativa tra volontariato qualificato e parchi, con notevoli ricadute economiche ed occupazionali per la popolazione.
Poi ci sarà solo l’imbarazzo della scelta di cosa favorire prioritariamente, perché è molta la strada che andrebbe ancora percorsa. Già solo per travasare l’esperienza accumulata dal Parco Regionale Fluviale del Po piemontese, del nostro tratto (AL-VC), tanto per fare un esempio di un’area protetta italiana abbastanza evoluta ed innovativa che conosciamo molto bene e con la quale collaboriamo, ci vorrebbero alcuni anni.
Noi abbiamo cominciato a “seminare” culturalmente in modo mirato, preciso e capillare, in modo tale da indurre il superamento dei pregiudizi ancora diffusi e radicati in Italia a proposito del Montenegro, frutto di una campagna stampa diffamatoria e di disinformazione.
Poi si dovrebbero stimolare le istituzioni italiane che si occupano a vario titolo di cooperazione, a tutti i livelli anche localistici, ad interessarsi a questo meraviglioso Paese, così vicino a noi e così sconosciuto.
Ed è quello che cerchiamo di fare e faremmo ancora meglio con la Vostra collaborazione, che si può manifestare in tutti i modi che riterrete opportuni, l’importante è che Vi rendiate disponibili.
Cordiali saluti
Claudio Martinotti
Presidente GEVAM - Onlus
Tel. Segr. Fax 0142.487408 claudio.martinotti@gevam.it news@gevam.it
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